Il 31 maggio 2007 è tata inaugurata l'apparecchiatura Greenlaser per il trattamento dell’IPB presso l'Unita’ Operativa di Urologia Ospedale di Fidenza

 

Un'innovativa tecnica laser può risolvere in un giorno l'ipertrofia prostatica benigna (IPB) che colpisce il 70 % degli italiani oltre i 50 anni. Rispetto agli interventi tradizionali la nuova metodica, già in uso nel nostro Paese, tutela la potenza sessuale, la fertilità, la continenza urinaria e affronta con efficacia l'emergenza prostata in Italia dove L'IPB è in continuo aumento. L'ipertrofia prostatica è un problema socio - sanitario con elevati costi per il SSN - oltre 40 mila interventi chirurgici l'anno e attesa per ricovero di 420 giorni - tanto che il Ministro Turco ha chiesto un piano per il contenimento dei tempi e soluzioni efficaci. Eppure, secondo i dati dell'Istituto Superiore della Sanità, nonostante la diffusione di tecniche mininvasive effettuabili in regime ambulatoriale, un terzo degl'interventi viene ancora svolto - anche se non sempre necessario - con metodiche invasive che comportano per il paziente ricovero e una ripresa post operatoria di circa 2-3 settimane

Un'innovativa tecnica laser risolve in un solo giorno in day surgery l'ipertrofia prostatica benigna (IPB) che colpisce il 70 % degli italiani oltre i 50 anni "incidendo", spiega il professor Potenzoni Domenico, Direttore Divisione di Urologia dell’Ospedale di Fidenza, "pesantemente sulla qualità di vita con disturbi alle vie urinarie (dalla difficoltà ad urinare all’urgenza e frequenza anche notturna e nei casi più seri alla completa ritenzione)". Rispetto agli interventi tradizionali la nuova metodica - già in uso nel nostro Paese - tutela la potenza sessuale, la fertilità, la continenza urinaria e affronta con efficacia l'emergenza prostata in Italia. Le statistiche indicano infatti un notevole incremento della patologia legato all'invecchiamento della popolazione maschile: dal 1998 al 2005 gli ultra cinquantenni italiani affetti da IPB sono passati da 5 a circa 7 milioni ed entro il 2007 si prevede che l’IPB colpirà oltre 26 milioni di Europei con più di 50 anni. L'ipertrofia prostatica è ormai un problema socio - sanitario con elevati costi per il SSN - oltre 40 mila gli interventi chirurgici l'anno e, secondo recenti analisi, lunghe attese per i ricoveri - 420 giorni - tanto che il Ministro Turco ha chiesto un piano per il contenimento dei tempi e soluzioni efficaci.

Per affrontare e risolvere questa emergenza al maschile è giunta anche in Italia la PVP (photoselective vaporization of the prostate) vaporizzazione fotoselettiva della prostata che trasforma il tessuto malato in tante bollicine di vapore e risolve in un giorno l'ipertrofia prostatica benigna, abbatte inoltre i costi dei SSN legati ai 3-5 giorni di ricovero degli interventi tradizionali, riduce liste di attesa e tempi di convalescenza. "L’innovativa tecnica" spiega il professor Domenico Potenzoni, Direttore della Divisione di Urologia dell’Ospedale di Fidenza, "messa a punto dal professor Reza S. Malek della Mayo Clinic di Rochester nel Minnesota e approvata dalla FDA, sfrutta l'azione di un laser - KTP – ad alta energia (80W) con una lunghezza d’onda che viene assorbita in maniera elettiva dall’emoglobina e quindi dai tessuti molto vascolarizzati come quello prostatico che viene vaporizzato selettivamente". La nuova metodica è stata impiegata con successo su circa 150 mila pazienti nel mondo, di cui circa 2.000 in Italia dove il laser è già disponibile. "Si effettua per via endoscopica con anestesia spinale a volte associata a una leggera sedazione: la fibra laser, introdotta nell'uretra attraverso un sottile cistoscopío, vaporizza millimetro per millimetro con estrema precisione l'area interessata senza alcun sanguinamento. La maggior parte dei pazienti torna a casa dopo alcune ore o dopo una notte di ricovero e riprende le normali attività nel giro di pochi giorni. " Rispetto alla TURP (Trans Urethral Resection of Prostate), resezione endoscopica transuretrale della prostata, l'intervento chirurgico più Impiegato negli ultimi anni, le casistiche riportate dalla Mayo Clinic di Rochester e dall’Università di Basilea dimostrano che la nuova tecnica ottiene gli stessi risultati ma con modesti rischi e ridotte complicanze intra e post operatorie, con immediata e duratura risoluzioni dei sintomi e breve ricorso al catetere (12-24 ore). "Con il laser KTP", continua Potenzoni, "si sono riscontrate complicanze solo nel 12% dei pazienti: disturbi minzionali di tipo irritativo di durata limitata nel 6%, ematuria tardiva nel 3%, stenosi dei collo vescicale nel 2%. eiaculazione retrograda solo nel 26% dei casi". "A tre anni dall'intervento", come risulta dalla letteratura, il 95% dei pazienti si dichiara molto soddisfatto, con l'83% di miglioramento dei sintomi e ripresa immediata della minzione". "La PVP" ricorda Potenzoni, "per i suoi rischi ridotti è particolarmente indicata nei pazienti cardiopatici in cura con anticoagulanti che non devono più sospendere la terapia come si impone sempre per un intervento chirurgico tradizionale, in quelli con disordini emocoaguiativi e per coloro con elevato rischio anestesiologico. Sono questi i pazienti a cui verrà indirizzato questo trattamento".

"Nonostante l'efficacia della PVP, conclude Potenzoni, la tecnica è ancora scarsamente diffusa nel nostro Paese a causa dei rimborsi fissati dal DRG dei SSN che variano da regione in regione e insufficienti per coprire le spese degli ospedali che la attuano.

Negli USA il laser KTP ha avuto una larghissima e rapida diffusione tanto che negli ultimi 2 anni sono stati realizzati circa 150 mila interventi con questa metodica. In Italia i centri che utilizzano il laser KTP sono al momento 15 con una casistica, dal 2005 ad oggi, di circa 2.000 casi.

Il progressivo aumento della aspettativa di vita media e il correlato incremento della patologia ostruttiva cervico-uretrale pongono nuove problematiche nei confronti di malati che per loro natura presentano delle condizioni di comorbidita importanti .

La popolazione che trarrà beneficio da tale nuova procedura terapeutica è quella più esposta ad i rischi di procedure chirurgiche tradizionali e maggiormente soggette a problematiche di allettamento ed infezioni postoperatorie .

Tale popolazione è in costante aumento nell’ultimo decennio come evidenziato da studi epidemiologici ed è particolarmente rilevante nella nostra provincia.