Tra i pazienti che abbiamo avuto l'onore di curare, sono presenti anche poeti e scrittori.

 

Il prof Franco Bifani ha scritto questa poesia dedicata alle infermiere del reparto di Urologia di Fidenza

 

Per gli angeli di Vaio

 

Tre donne intorno al letto mio sono venute,

e seggonsi di lato;

ché dentro han tanto Amore,

lo quale è in segnorìa de la lor vita.

Tanto son belle e di tanta vertute,

che il misero Bifani

dice quel ch'è nel core,

e appena di parlar di loro osa.

Io dico che pensando al lor valore,

Amor sì dolce si fa sentire,

che, se ora mi si passa l'ardire,

farebbero, parlando, innamorar la gente.

Dice di loro Amore: "Cosa mortale

com'esser può così adorna e pura?"

Color di perle han quasi, in forma quale

conviene a gran dama avere, fuor di misura;

elle son quanto di ben può far natura,

al loro esempio la Beltà si misura.

Io voglio davver este donne laudare

e assomigliargli la rosa e lo giglio

più che stelle lucenti splendono e paiono

e ciò ch’è lassù bello a lor comparo,

Lo stesso amor con loro si raffina.

De li occhi lor, come li muovon,

escono spirti d'amore ardenti,

che feriscon li occhi a chi allor li guardi,

e vanno in fin che il core ognun ritrova.

Tanto gentili e tanto care paiono

le mie infermiere, quand'elle mi salutan,

che la mia lingua devien tremando muta

e li occhi non ardiscono guardarle.

Esse sen vanno, sentendosi laudare,

benignamente di candido vestite,

e par sian cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostransi sì cortesi a chi è malato

che dan per li occhi una dolcezza al core,

che intender non la può chi non la prova;

e par che da le lor labbra si mova

uno spirto soave pien d'amore

che va dicendo ai miseri malati: Guarisci!

 

Dedicato a tutte le infermiere del reparto di Urologìa e in special modo a Marina, dai capelli d'oro, a Teresa, dallo sguardo di velluto blu, a Valentina, dagli occhi carezzevoli, ad Orietta, piccola grande donna dal cuore cortese.

Franco Bifani

 

Il grande poeta Silvano Montanari ha espressamente scritto una piacevole poesia sulla prostata, che riportiamo con sommo piacere:

Prostata mia...

Cara compagna di mia dolce vita; il seme coltivato nel tuo grembo grazie al tuo impegno certamente esperto con i rigori.... dava frutto certo.

Allora, era il tempo dell'amore; il tempo in cui, un fuoco benedetto con gran fervore, bruciava dentro il petto; il tempo in cui, nel fiore dell'amore grazie al tuo impegno, batteva un nuovo cuore.

Ora, con te, è finito il vecchio idíllio: dei fiore, la corolla ora è appassita e tu, malata ... e di questo me ne dolgo; ora, sei diventata un'acerrima nemica; sei diventata troppo vecchia e stanca cosi ti lascio alla tua nuova sorte; la mia fiducia, è stata ormai tradíta!

Silvano Montanari

 

 

E di seguito riportiamo una simpatica descrizione del ricovero riportata da un eccelso uomo di cultura che è il prof. Bifani Franco:

Il mondo è bello perché è… Vaio

Oltre alle amarognole riflessioni sul dolore, la permanenza, per due settimane, in quel di Vaio, mi ha aperto all'esplorazione di un mondo nuovo, che assolutamente non conoscevo e del quale diffidavo anche un tantino.

Ora che ne sono uscito indenne, posso senz'altro affermare che lì, perlomeno nel reparto in cui sono stato ospitato, squartato, ricucito ed accompagnato al ritorno alla magione in condizioni ottimali, non me la sono passata malaccio. Medici e infermiere sono, in genere, efficienti, esperti, cortesi ed anche simpatici.

Sì, è vero, dato che siamo tutti esseri umani, poteva succedere che qualche medico in visita fosse, a volte, un po' "sgruso" ed acido (urico, penso!), si verificava, a volte, qualche disguido, c’erano magari incomprensioni lungo la filiera di certi ordini e prescrizioni, ma erano cose di secondaria importanza, che non inficiavano il clima generale di fiducia ed accoglienza verso chi soffre.

A volte mi è capitato, inchiodato a letto, di chiamare un’infermiera, a notte fonda, solo perchè tremavo di freddo e quella è giunta premurosa a rimboccarmi le coperte con un sorriso.

Ho sempre considerato le infermiere degli esseri speciali, già serve di Dio, beate e poi "sante subito", anche nel corso della loro vita terrena. Queste creature soavi si aggirano da anni tra vapori ammoniacali, ossalati, nitriti e nitrati, cateteri, sacche di orina dalle variegate e multiformi sfumature; eppure sostengono il tutto con fiera baldanza, dalla regina delle Amazzoni Luciana, alla Pentesilea rumena, infaticabile macchina da lavoro, alla bionda e solare Antiope dai riccioli d’oro raccolti sulla schiena, ad Ippolita dalla languida e melliflua loquela, che calmava anche i malati più nervosi ed esagitati.

Tra gli episodi tendenti al comico ricordo, ad esempio, alcuni passaggi di ordini per una mia dieta, dal digiuno, alla dieta libera, a quella ristretta, al digiuno, ancora, fino alla minestrina con pollo lesso e purea di patate. Una notte ero rimasto a corto di pannoloni, a fronte di minzioni a geyser, ad intermittenza; ma l'infermiera, candidamente, mi aveva confessato che ne avevano ancora due in reparto, dopodichè… Ma la mattina dopo, ecco che lo stock di assorbenti for men si era rinnovato d’incanto!

Un altro episodio che ci aveva fatto spaccare dal ridere era stata la diatriba tra un malato modello 190 cm. x 120 kg e l'infermiera della sala operatoria, che era venuta a prelevarlo, pregandolo di indossare il camicione da operando. E costui, lento ed imperturbabile, stava seduto nel letto in pigiama e le rispondeva: "Eeeeh, mo sta chèlma, desso rivo, mo che frèta a ghè?"

Una giornata da Neurodeliri è quella che ho passato accanto ad un cremonese, che doveva fare solo un esame, tipo Day-Hospital; non stava fermo e zitto un minuto, blaterando a raffica non con un solo cellulare, ma con due, sempre per questioni di affari. Ed infine, udite, udite, siore e siori! Last, but not least, il Reparto Urologia di Vaio ha avuto l'onere e l'onore, nel periodo in cui anche il misero sottoscritto, povero topo di campagna, vi era degente, di accogliere, non uno, ma ben tre pramzàni DOC, dei quali uno, forse il meno altezzoso, degnossi di dividere con me la camera.

Unici nel loro genere, onde distinguersi non solo etnicamente e linguisticamente, come ceto e censo, dal resto del volgo becero e plebeo, che nome non ha, essi aggiravansi sussiegosi per i corridoi e le corti vaiensi in lunghe e preziose vestaglie da camera, impreziosite da motivi ed arabeschi esclusivi made in Città Ducale.

Sempre loro tre, con passo lento e misurato, passeggiavano, lo sguardo perso nell'infinito insondabile, senza niun guatare, come avessero Vaio a gran dispitto. Pure loro avevano piantato nel ducal pisello un oleodottto comunicante con una sacca raccogli-liquami; ma essa era elegantemente celata in borsine griffate, modello porta-notebook; eh, che diamine, è il caso proprio di dire che la classe non è acqua!

I loro discorsi vertevano quasi esclusivamente sui vari VIP's che erano giunti o che si sarebbero umiliati ad apparire al loro capezzale, tra cui, naturalmente, illustri clinici e primari del circondario. Confesso che non ne ho visto uno, ma potrei anche errare… Quando uno di loro si affacciava, e basta, alla camera in cui il sottoscritto campagnolo giaceva col cittadino parmigiano, non salutava, ma grugniva qualche cosa in dialetto e poi se ne dipartivano assieme, con piscia al traino.

Ahi Parma, vituperio delle genti! Muovasi il Baganza con la Parma, e faccia siepe al Taro, sì che s'anieghi in te ogni sburone! Ho comunque notato che i suoni delle loro scorregge, quando anch'essi del cul facean trombetta, in seguito alla somministrazione della purga pre-intervento, non si discostava poi molto dalle mie rozze modulazioni e non mi parevano brani lirici da Teatro Regio. Sic transit gloria mundi!

Prof. Franco Bifani